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Una ricerca Swg conferma la grande attenzione dei giovani consumatori all’etichetta e alle indicazioni sull’origine della materia prima.

Anicav: “puntiamo sui giovani per rafforzare la reputazione delle nostre produzioni contro la disinformazione generata da continui sterili attacchi”.

Le abitudini d’acquisto e la conoscenza dei derivati del pomodoro dei giovani consumatori e l’importanza della sostenibilità nella filiera del pomodoro da industria. Sono questi i temi al centro dell’Assemblea Pubblica di ANICAV, la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione del pomodoro al mondo, tenutasi oggi nel corso dell’annuale appuntamento, Il Filo Rosso del Pomodoro, una manifestazione interamente dedicata alla filiera del pomodoro da industria giunta alla sua nona edizione.

“Quella appena trascorsa è stata una campagna certamente lunga e intensa - dichiara Marco Serafini, Presidente di ANICAV - Con oltre 6 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato l’Italia è tornata ad essere il secondo paese produttore al mondo, superando la Cina, e si è confermata prima per produzione ed esportazione di derivati destinati direttamente al consumatore finale. Nonostante i positivi risultati produttivi, le aziende hanno dovuto far fronte ad una serie di criticità legate, in particolare, ai rincari che hanno riguardato i costi di produzione: dal packaging primario a quello secondario, dai noli, all’energia. Molte sono le sfide che ci attendono nel prossimo futuro e ci sarà bisogno di mettere in campo tutte le nostre migliori capacità imprenditoriali per affrontarle con positività e trasformare gli ostacoli in opportunità. In questo percorso sarà fondamentale l’apporto dei nostri giovani che rappresentano il futuro del comparto. Proprio con questa consapevolezza, per meglio comprendere lo scenario che ci attenderà nei prossimi anni, abbiamo commissionato a SWG e Laboratorio Adolescenza uno studio sulle abitudini di acquisto dei consumatori di domani.”

La presentazione della ricerca commissionata dall’ANICAV a SWG - società leader nella realizzazione di ricerche di mercato e di opinione - e a Laboratorio Adolescenza - Associazione nata con lo scopo di promuovere e diffondere lo studio e la ricerca sugli adolescenti - ha rappresentato il momento centrale della giornata.

“I risultati di questa indagine ci danno una fotografia molto chiara dello scenario futuro del nostro comparto e ci dicono dove dobbiamo intervenire con maggiore incisività - afferma Giovanni De Angelis, Direttore Generale di ANICAV - Il fatto che 6 consumatori su 10 siano attenti all’etichetta e alle informazioni riportate ci conferma che il nostro impegno a favore della trasparenza e della tracciabilità va nella giusta direzione. Eppure bisogna fare ancora di più: se 4 intervistati su 10 credono che nelle conserve a scaffale possa esserci pomodoro non italiano, sarà necessario lavorare per combattere la disinformazione generata da continui attacchi e polemiche pretestuose che confondono i consumatori. Le conserve di pomodoro che consumiamo sono altra cosa rispetto al concentrato importato da USA, Cina, Spagna o Portogallo, semilavorato utilizzato per mercati e prodotti a base di pomodoro diversi da quelli che troviamo sui nostri scaffali che permettono a tutti di consumare in qualsiasi parte del mondo e per tutto l’anno un pomodoro che abbia le stesse caratteristiche organolettiche e nutrizionali del fresco.”

LA RICERCA IN SINTESI

Il lavoro di ricerca e i focus group, condotti su un campione rappresentativo di giovani nella fascia di età 18-26 anni, con profili molto diversi tra loro, hanno evidenziato aspetti interessanti. Il coinvolgimento dei giovani nell’attività di acquisto di beni alimentari è piuttosto diffuso. Circa il 63% dichiara di occuparsene spesso o abbastanza spesso. Le conserve di pomodoro costituiscono una parte importante della spesa alimentare per il 76% dei giovani intervistati, che mostrano un significativo ingaggio nelle scelte di acquisto, anche quando abitano ancora all’interno del nucleo famigliare. Alle conserve di pomodoro vengono riconosciuti aspetti positivi, rispetto ai prodotti freschi, come praticità, facilità di consumo e prezzo più basso. Un dato interessante è quello secondo cui per oltre la metà degli intervistati, il 54%, il consumo di alimenti conservati possa contribuire in maniera importante alla lotta contro lo spreco alimentare.

Per quanto riguarda i comportamenti d’acquisto, anche nelle fasce di età più giovani, la passata rappresenta per il 53% degli intervistati la soluzione più acquistata unendo praticità ed economicità. A seguire troviamo la polpa (23%), i pelati interi (12%) e i pomodorini ciliegini o datterini (9%). Fanalino di coda il concentrato di pomodoro, preferito solo nel 3% dei casi. La confezione è fondamentale anche come veicolo di informazioni: più di 6 intervistati su 10 affermano, infatti, di leggere sempre o abbastanza spesso la provenienza ed il luogo di confezionamento del prodotto da acquistare, con i più attenti che mostrano una maggiore propensione alla scelta dell’italianità come sinonimo di qualità e sicurezza. Nonostante questo è scarsa la consapevolezza sull’origine della materia prima usata per le conserve di pomodoro prodotte in Italia: solo 4 intervistati su 10 sanno che è al 100% italiana. Nella scelta del prodotto conservato è cruciale il packaging, dove il vetro la fa da padrone, permettendo una visione diretta del prodotto. Relativamente al fenomeno del caporalato, il 44% ritiene che sia legato alla raccolta dei pomodori, ma solo in certe aree, mentre il 29% lo associa alla totalità della raccolta. Il 15% non ha idea di cosa sia.