Il Paese arretra su povertà, acqua e disuguaglianze e solo il 29% degli obiettivi è raggiungibile. Tra le proposte che toccano la grande distribuzione: filiere tracciabili, stop al greenwashing, informazioni ai consumatori su lavoro e ambiente, più incentivi per donare le eccedenze
Informazioni che permettano di capire non solo la qualità di un prodotto, ma anche come è stato fatto. Filiere tracciabili, meno cibo sprecato, controlli più efficaci contro caporalato e pratiche sleali. Il Rapporto ASviS 2026, presentato oggi con il titolo “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, contiene diverse richieste che riguardano da vicino chi produce e chi vende alimenti. E le inserisce in un quadro che resta preoccupante: gli Obiettivi dell’Agenda 2030 sono ancora lontani.
A livello globale, secondo l’ONU, solo il 15% dei target è sulla buona strada, mentre il 17% è in stagnazione e il 15% in regressione. L’insicurezza alimentare colpisce 2,3 miliardi di persone. Nel 2025 la temperatura media ha superato di 1,43 gradi i livelli preindustriali e gli aiuti pubblici allo sviluppo sono calati del 23%.
Cosa cambia per la filiera
Il Rapporto non dedica un capitolo alla grande distribuzione, ma molte proposte parlano al settore. Per favorire consumi responsabili l’ASviS chiede più tracciabilità delle filiere, lotta al greenwashing, sostegno a riparazione e riuso e informazioni che permettano al consumatore di riconoscere, oltre alla qualità merceologica, il rispetto dei diritti del lavoro e degli standard ambientali. Negli appalti e nell’accesso ai fondi pubblici dovrebbero essere premiate le imprese che rispettano standard sociali, ambientali e di qualità, mentre le piccole e medie imprese andrebbero accompagnate verso gli “acquisti pubblici verdi”.
Sul cibo l’Alleanza propone una legge quadro sulla sicurezza alimentare, che riconosca il diritto al cibo e preveda un monitoraggio permanente di prezzi, scorte e vulnerabilità delle filiere, insieme a misure contro la povertà alimentare e per una ristorazione pubblica sostenibile. Chiede controlli più efficaci contro caporalato e pratiche sleali e la valorizzazione delle imprese agricole rispettose del lavoro e dell’ambiente. Sullo spreco, la legge Gadda va rafforzata con più incentivi fiscali e semplificazioni per la donazione delle eccedenze, superando le rigidità legate alla TARI e favorendo accordi volontari di recupero lungo la filiera.
Il Rapporto insiste anche su un punto che interessa le imprese: secondo i dati del Rapporto di Primavera, quelle che investono in sostenibilità aumentano produttività, competitività e occupazione molto più delle altre. Per questo le semplificazioni europee dei pacchetti Omnibus, che hanno ridotto gli obblighi di rendicontazione, non devono rendere meno trasparenti le filiere. Infine, l’economia circolare è, con la vita sott’acqua, l’unico goal in cui l’Italia migliora in modo significativo dal 2010, ma per l’Alleanza i progressi resteranno insufficienti senza politiche per ridurre il consumo di materie prime e prevenire i rifiuti.
Italia, sei goal in peggioramento
Il quadro generale conferma, e in parte aggrava, quello dello scorso anno. Dal 2010 peggiorano povertà, acqua, disuguaglianze, vita sulla Terra, pace e istituzioni; tra il 2024 e il 2025 sei goal arretrano e solo il lavoro migliora in modo apprezzabile. Dei 38 obiettivi quantitativi, appena 11 (29%) sono raggiungibili, mentre 22 (58%), soprattutto sociali, non lo sono. Alcuni numeri: 5,4 milioni di persone in povertà assoluta, di cui 1,1 milioni minori; rinnovabili al 20,5% dei consumi finali, meno della metà dell’obiettivo del 42,5% al 2030; perdite delle reti idriche al 42,4% nel 2022. Anche l’Unione europea rallenta: i suoi obiettivi quantitativi raggiungibili scendono in un anno dal 53% al 47%.
Le proposte per governare
Entro fine anno l’ASviS chiede tre misure “a costo zero”: rivedere la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e farne il quadro di riferimento di tutte le politiche; dotare il Paese di una “governance anticipante” basata sulla previsione strategica; emanare il DPCM che rende operative la Valutazione d’impatto generazionale e quella di genere introdotte dalla legge 167/2025. Per la legislatura che si aprirà dopo le elezioni del 2027, tra le proposte ci sono l’aggiornamento del PNIEC puntando al 100% di elettricità rinnovabile al 2035, una legge quadro sul clima, il superamento dei sussidi ambientalmente dannosi e un fondo per l’adattamento, il cui fabbisogno è stimato in 10,7 miliardi di euro l’anno.
Per l’Alleanza “c’è un’alternativa” alla “regressione insostenibile” in corso. Il tempo per dimostrarlo coincide con la prossima legislatura.