SEGUICI SU

La logistica continua ad essere il settore chiave per le economie. Cina, Giappone, Australia e Nuova Zelanda i paesi strategici nel 2021.

Isola (CEO Rif Line Group): “Necessari interventi ed incentivi per garantire tutte le fasi di approvvigionamento di materie prime e di distribuzione di prodotti”.

Il 2020 ha lasciato un profondo segno rosso in tutti i settori, anche in quello della logistica, da sempre considerato alla base dell’economia di tutti i paesi. Secondo alcune stime di settore, in Italia la riduzione del volume dell’export ha causato un calo medio del settore di circa il 9,3%, nonostante nel secondo semestre si sia registrato un aumento delle merci trasportate di circa il 6%.

C’è, però, chi è riuscito a riorganizzare il proprio asset aziendale, sfidando con successo la crisi e tutti i problemi che questa comporta, riuscendo non solo a sopravvivere, ma anche a crescere. È il caso di Rif Line Group, società italiana di logistica internazionale, che ha chiuso il 2020 con 38 milioni di euro fatturato consolidato nel mondo (a fronte di 31 milioni nel 2019), 2 milioni di euro di utile consolidato (1,3 milioni nel 2019), quasi 16.000 teus trasportati via mare e 2,5 milioni di kg di merce via aerea.

“La logistica è un settore in chiaroscuro, che presenta al suo interno situazioni molto distanti tra loro. – spiega Francesco Isola, CEO di Rif Line Group. Ad esempio, se parliamo di volume per il comparto del food o dei medicinali, notiamo una forte crescita di fatturato e di volumi trasportati. Diciamo che tra gli operatori della logistica, a fare davvero la differenza per la chiusura del bilancio è stata la tipologia di merci trattate. Noi di Rif Line siamo presenti in 7 Paesi del mondo, con corrispondenti in 52 Nazioni, trattando merci di varia natura, compresi i dispositivi per la protezione individuale. A fine marzo, ad esempio, abbiamo organizzato 5 charters straordinari con materiale sanitario”.

Archiviato il 2020, ora in molti si chiedono quale sarà il futuro della logistica nel 2021, tra restrizioni e paure di nuovi lockdown.

“Fare pronostici per il 2021 è molto complicato, poiché il livello di consumi della popolazione, e quindi la richiesta di prodotti, è fortemente influenzato dal loro livello di fiducia, quindi da quelle che sono le aspettative per il prossimo anno - prosegue Isola. Se la pandemia, come sembra probabile, dovesse perdere forza entro il primo semestre del 2021, possiamo aspettarci un rimbalzo rispetto a quello che è stato il 2020, se, invece, dovesse continuare ancora nel corso del prossimo anno, avremmo un rallentamento difficilmente recuperabile nel corso dell’anno. Quello che possiamo prevedere, però, è che alcune aree diventeranno strategiche per il settore - conclude Isola. In particolare, la Cina, tra le grandi economie sviluppate, è stato l’unica ad aver registrato tassi di crescita positivi nel 2020 (6-7%). Oltre alla Cina, ci sono quei paesi che un po’ di settimane fa hanno stipulato un accordo di libero scambio, cioè Cina, ancora una volta protagonista, Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Quell’area di mondo è stata strategica nel 2020 e con ogni probabilità continuerà ad esserlo nel 2021. Per quanto riguarda il Sud America, invece, dovremo osservare come reagirà il Brasile, che è stato il paese più colpito dalla Pandemia, bisognerà capire in che modo ne verrà fuori”.