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Un’occasione persa che avvantaggia le grandi aziende inquinanti e non riduce l’impatto dell’agricoltura industriale su ambiente e salute.

La sessione plenaria del Parlamento europeo ha adottato formalmente la riforma della Politica Agricola Comune (PAC) dell'UE, che indirizzerà le pratiche agricole nell’Unione fino al 2027. Secondo Greenpeace, l'UE ha perso l’occasione di varare una riforma della PAC all’altezza delle sfide ambientali e sociali che ci attendono.

«Il testo approvato avvantaggia solo le aziende più grandi e più inquinanti, taglia fuori i piccoli agricoltori e non fa nulla per affrontare il terribile impatto dell'agricoltura industriale sull’ambiente e sulla salute delle persone», commenta Simona Savini, campagna agricoltura di Greenpeace Italia. «È tempo che l'UE affronti il tema dell'alimentazione e dell'agricoltura in modo organico, con una politica alimentare comune che garantisca alimenti sani e accessibili anche alle persone con meno disponibilità economiche, ricavi equi per gli agricoltori e la tutela dell'ambiente da cui tutti dipendiamo».

L'accordo sulla PAC, raggiunto dopo le trattative tra la Commissione UE, il Parlamento europeo e i governi nazionali, è stato sostenuto da parlamentari europei di estrema destra, dai gruppi conservatori e liberali, nonché da una parte dei socialisti, guidati dalle delegazioni italiana e spagnola. Il gruppo dei Verdi, la maggior parte dei gruppi di sinistra e gli eurodeputati socialisti tedeschi hanno votato contro l'accordo. Gli Stati membri dell'UE dovrebbero ratificare la riforma della PAC durante la prossima riunione del Consiglio dei ministri dell'Energia, prevista per il 2 dicembre.

Un’ampia fetta della società civile aveva già criticato l'accordo sulla PAC quando erano stati resi noti i dettagli finali, avvertendo che questa riforma avrebbe continuato a distribuire la maggior parte dei sussidi in base alle dimensioni delle aziende agricole - premiando quindi le aziende più grandi - e a finanziare ampiamente il sistema degli allevamenti intensivi, senza dedicare abbastanza attenzione alla protezione della natura, nonostante questo fosse uno dei principali obiettivi della “nuova” PAC.

A giugno la Corte dei conti europea ha pubblicato un rapporto in cui rivela che il contributo alle emissioni di gas serra da parte dell’agricoltura europea non è affatto calato nell'ambito dell'attuale PAC, nonostante lo stanziamento di 100 miliardi di euro del suo bilancio per combattere il cambiamento climatico. La Corte dei conti aveva precedentemente criticato la proposta di riforma della PAC proprio per la scelta di continuare a erogare la maggior parte dei sussidi in base all'estensione della superficie coltivata, considerando questa scelta inadatta a una politica più rispettosa dell'ambiente e fondata sui risultati.

«Il nostro governo ha tuttavia ancora l’opportunità di migliorare il futuro dell’agricoltura italiana con il Piano Nazionale Strategico della PAC, a partire da una graduale riduzione della produzione e del consumo di carne e latticini, che attualmente sono la principale causa degli impatti ambientali del nostro sistema agroalimentare», conclude Savini.