ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

supermercato
Information
Speciale GDO 06 Novembre 2026

Clima, carburante, scaffali: la COP31 parla anche alla GDO 

Information
Domenico Canzoniero

 La crisi delle forniture di due settimane fa ha mostrato quanto la filiera alimentare sia esposta agli shock energetici e geopolitici. Il primo passo può essere una clausola di fuel surcharge applicata davvero, per proteggere la continuità delle forniture e il potere d’acquisto delle famiglie

“Il problema climatico è il problema della sicurezza in sé”. Con questa considerazione Murat Kurum, presidente della COP31, ha motivato la necessità per gli Stati di investire nella prevenzione e nella resilienza climatica più di quanto spendano oggi per la difesa. Il ragionamento è semplice: investire un euro prima di un disastro può evitare di doverne spendere dieci dopo.

Non è un principio che riguarda soltanto gli eventi climatici estremi. Lo abbiamo visto anche nel drammatico blocco dei trasporti e delle forniture di due settimane fa, quando le tensioni sui mercati dell'energia, dei trasporti e dei fertilizzanti si sono tradotte in aumenti dei costi arrivati fino alle piazze e agli scaffali. Una crisi che ha mostrato quanto il sistema alimentare sia esposto a fattori che non può controllare direttamente, a cominciare dalle tensioni geopolitiche e dalla dipendenza dalle fonti fossili.

Se non possiamo governare queste tensioni, possiamo però ridurre la vulnerabilità delle filiere. Come? Rafforzando le connessioni tra i diversi anelli della catena di approvvigionamento e rendendoli progressivamente più autonomi dalle fonti fossili.

Il primo passo è guardare con attenzione a tutto il sistema, senza trascurare gli operatori più piccoli, ma essenziali per il suo funzionamento. Pensiamo al trasportatore che ogni giorno porta frutta e verdura dalla Sicilia o dalla Puglia ai mercati generali di Milano e Bologna, percorrendo anche mille chilometri. Quando il prezzo del carburante aumenta improvvisamente, la sua capacità di continuare a lavorare diventa un problema per l'intera filiera.

Per questo, tra gli strumenti da rafforzare nei rapporti tra fornitori e distribuzione moderna c'è la clausola di fuel surcharge, che consente di adeguare i corrispettivi di trasporto alle variazioni del costo del carburante. È uno strumento contrattuale che non dovrebbe mancare nei protocolli di fornitura della GDO. Lo suggeriva anche Mario Gasbarrino in uno dei suoi ultimi post su Linkedin. Ma non basta prevederlo sulla carta: bisogna verificare che venga applicato lungo tutta la filiera. Altrimenti, il rischio è che pochi operatori, anche attraverso comportamenti opportunistici, possano compromettere la continuità dei flussi e bloccare i mercati, come è accaduto qualche settimana fa, trasferendo i costi delle proprie scelte sull'intero sistema.

C'è poi un secondo messaggio che arriva dalla COP31 in preparazione e riguarda la convenienza economica della transizione. “La transizione deve vincere prima di tutto sul piano economico” così Ferdinando Cotugno ha sintetizzato efficacemente il pensiero di Chris Bowen, ministro australiano per il Clima e l'Energia e presidente dei negoziati della COP31.

Che cosa significa questo per le filiere agroalimentari e per la distribuzione? Certamente che le imprese capaci di anticipare il cambiamento, ridurre la propria esposizione alle fonti fossili e costruire sistemi di approvvigionamento più resilienti potranno ottenere un vantaggio competitivo. Ma il beneficio non si ferma alle imprese.

Una filiera più solida significa anche meno interruzioni, minore esposizione agli shock dei costi e maggiori possibilità di mantenere accessibile una spesa alimentare sana. La resilienza, insomma, non è soltanto una questione di continuità operativa: riguarda direttamente il potere d'acquisto delle famiglie e la sicurezza alimentare.

Per la distribuzione moderna si apre anche una questione di rappresentanza. Se è chiamata a garantire ogni giorno la continuità degli approvvigionamenti, attraverso la pianificazione, la diversificazione delle fonti e contratti capaci di distribuire correttamente i rischi, la GDO ha un ruolo strategico nella sicurezza economica e alimentare del Paese. Un ruolo che dovrebbe trovare un riconoscimento maggiore anche nei luoghi in cui si definiscono le politiche industriali, energetiche e climatiche.

È qui che la COP31 incontra la vita quotidiana. La transizione ecologica non si misura soltanto nelle emissioni evitate o negli obiettivi fissati dai governi, ma anche nella capacità di far arrivare regolarmente il cibo sugli scaffali, a prezzi sostenibili per le famiglie.

       

© Copyright 2026 Planet Life Economy Foundation - P.IVA 04012730968 | Privacy Policy | Cookie Policy | Credits

Nota Editoriale: Questo sito utilizza strumenti di Intelligenza Artificiale per rielaborare i comunicati stampa delle aziende con filtri specifici per prevenire il greenwashing. Usiamo inoltre l'IA per raccogliere informazioni e elaborare dati, migliorare lo stile di scrittura. In ogni caso, tutti i contenuti sono rigorosamente revisionati e validati dalla nostra redazione umana prima della pubblicazione.